Francesca & Hamish: semplicità con un tocco contemporaneo sul Lago di Como

Francesca è per metà italiana, per un quarto inglese e per un quarto nigeriana. Hamish è scozzese. Si sono conosciuti alla Newcastle University e oggi vivono a Londra, ma per il loro matrimonio hanno scelto un luogo profondamente legato all’infanzia di Francesca: Villa Pizzo, sul Lago di Como, vicino a Lugano, dove è cresciuta, e a Como, dove ha frequentato la scuola primaria.

Si sono sposati il 19 giugno 2026, con il lago a fare da sfondo alla cerimonia nella darsena.

Il registro era senza tempo e contemporaneo, con alcuni elementi più decisi. Romantico senza essere troppo tradizionale, semplice senza diventare minimale. Francesca, designer per un brand italiano di menswear, ha portato nel matrimonio il suo personale senso del dettaglio, occupandosi direttamente del disegno delle partecipazioni e della stationery.

Qui, attraverso le parole del nostro wedding planning team.

Cosa ha portato a scegliere Villa Pizzo?

La location stessa.

Per Francesca, il Lago di Como non era semplicemente una destinazione bellissima. Era legato alla sua storia personale, e questo ha reso Villa Pizzo particolarmente significativa fin dall’inizio.

La darsena, con la vista diretta sul lago, è diventata il luogo naturale per la cerimonia. Invece di costruire un concept sopra la location, abbiamo lasciato che fosse il luogo a guidare la direzione del progetto.

L’idea di fondo era semplicità, con un tocco deciso.

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Come si è tradotta questa idea nello stile della giornata?

Lo stile era romantico e senza tempo, con dettagli contemporanei e alcuni riferimenti alla cultura scozzese di Hamish.

Il rosa era uno degli elementi ricorrenti, a partire dalla stationery e proseguendo nei dettagli decorativi. Il backdrop creato per la band introduceva invece un elemento più grafico, dando alla delicatezza della palette un contrappunto contemporaneo.

Il risultato era elegante e romantico, senza mai diventare troppo delicato o lezioso.

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Quanto della personalità della coppia è entrato nel design?

Molto, soprattutto attraverso Francesca.

Come designer per un brand italiano di menswear, ha portato nel progetto uno sguardo estremamente preciso sulla parte visiva. Ha disegnato personalmente le partecipazioni e il resto della stationery, scegliendo il baby pink come colore chiave.

È stato un incontro naturale tra il suo linguaggio creativo e quello della location. Il nostro ruolo è stato accompagnare questa visione e far sì che diventasse parte di un progetto di wedding design coerente.

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E i fiori?

Il floral design era semplice, romantico e delicato, con una palette classica ma contemporanea.

L’intenzione non era competere con Villa Pizzo o con il lago, ma lavorare all’interno della loro atmosfera. I fiori sono diventati un ulteriore livello del paesaggio, senza sovrapporsi ad esso.

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Come avete fatto convivere background culturali così diversi?

È stato uno degli aspetti più distintivi del matrimonio.

Le origini italiane, inglesi e nigeriane di Francesca si sono incontrate con quelle scozzesi di Hamish, all’interno di uno dei paesaggi più riconoscibili d’Italia.

L’influenza scozzese è stata particolarmente presente durante la cerimonia. Paddy, un amico della coppia, ha suonato la cornamusa accompagnando gli invitati dall’ingresso fino alla darsena.

Un piccolo corteo, ma un momento difficile da dimenticare: una tradizione scozzese che prendeva vita sulle rive del Lago di Como, diventando parte naturale della storia della coppia.

Black and white photo of a live musical band performing on stage while guests dance

C’è stato un momento che ha raccontato particolarmente bene lo spirito del matrimonio?

Il percorso verso la cerimonia.

Gli invitati che seguivano Paddy, accompagnati dal suono della cornamusa, hanno vissuto un momento inatteso e molto intimo. È stato un modo per riunire le diverse origini della coppia senza trasformarle in temi separati.

In fondo, era proprio questo lo spirito del matrimonio: influenze diverse, tenute insieme con naturalezza e misura.

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Cosa è successo dopo il matrimonio?

Il giorno successivo la coppia ha organizzato un brunch, in autonomia.

È stato un modo più rilassato per proseguire il weekend dopo la celebrazione, mentre il matrimonio è rimasto fortemente legato a Villa Pizzo e alla cerimonia affacciata sul lago.

Cosa hanno amato di più Francesca e Hamish?

La zona della cerimonia e il décor nel suo insieme.

La darsena era stata uno dei punti di partenza più importanti per la direzione visiva del progetto, per questo è stato particolarmente significativo che proprio il luogo della cerimonia fosse tra gli elementi che la coppia ha amato di più.

Il lago, l’architettura, i fiori e i dettagli progettati con cura si sono incontrati senza entrare in competizione.

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Cosa rende naturale un matrimonio come questo?

Spesso, la misura che c’è dietro.

La storia di Francesca e Hamish portava con sé molti riferimenti visivi e culturali, ma il matrimonio non ha cercato di esprimerli tutti contemporaneamente. La location è rimasta centrale, la palette è rimasta delicata e i dettagli hanno trovato il loro spazio all’interno dell’insieme.

Per Blanc, una parte importante del lavoro consiste proprio nel capire cosa una coppia porta con sé, cosa un luogo offre già e dove queste due dimensioni possono incontrarsi naturalmente.

Qui è successo intorno a un lago che aveva già un significato per Francesca, con una tradizione scozzese ad accompagnare la cerimonia, una stationery in baby pink disegnata dalla sposa e una giornata che ha trovato il proprio carattere tra romanticismo senza tempo e semplicità contemporanea.